Commissione inchiesta ciclo rifiuti: audizione del procuratore Giordano e dei pm Longo e Guarnaccia e altri del 16 aprile 2015

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LA STORIA. COMMISSIONE PARLAMENTARE SULLE ATTIVITÀ ILLECITE CONNESSE AL CICLO DEI RIFIUTI E SU ILLECITI AMBIENTALI AD ESSE CORRELATI SEDUTA DEL 16 APRILE 2015
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE STEFANO VIGNAROLI
Audizione del Procuratore di Siracusa, Francesco Paolo Giordano, e di sostituti che si occupano di reati ambientali, Giancarlo Longo e Magda Guarnaccia.
L’audizione comincia alle 10.20.
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’audizione del Procuratore di Siracusa, Francesco Paolo Giordano, e di sostituti che si occupano di reati ambientali, Giancarlo Longo e Magda Guarnaccia.

La nostra Commissione si occupa degli illeciti ambientali relativi al ciclo dei rifiuti ma anche dei reati contro la pubblica amministrazione e dei reati associativi connessi al ciclo dei rifiuti.

Avverto i nostri ospiti che della presente audizione sarà redatto un resoconto stenografico che sarà pubblicato sul sito internet della Commissione e che. se lo riterranno opportuno, consentendo la Commissione, i lavori proseguiranno in seduta segreta, invitando comunque a rinviare eventuali interventi di natura riservata alla parte finale della seduta.

Siamo interessati al ciclo dei rifiuti, ma anche alle bonifiche, quindi vi chiediamo un approfondimento per quanto riguarda questi due filoni di inchiesta.

Cedo quindi la parola al procuratore di Siracusa, Francesco Paolo Giordano, che è accompagnato dal sostituto procuratore Giancarlo Longo e dal sostituto procuratore Magda Guarnaccia.

FRANCESCO PAOLO GIORDANO, Procuratore di Siracusa. Grazie, presidente. Se mi consente, vorrei premettere alcune riflessioni al mio intervento e innanzitutto desideravo precisare che ho avuto occasione di inviare una relazione scritta alla Commissione ciclo dei rifiuti nel gennaio 2015 come richiesto dal presidente, in cui ho ampiamente esposto tutte le problematiche e i procedimenti di indagine arrivati al Dipartimento che impegnano il mio ufficio.

Desidero premettere che sono stato immesso in possesso nel settembre del 2013 e quindi reggo questo ufficio da poco più di un anno e mezzo. La mia preoccupazione principale nel primo anno è stata quella di riorganizzare completamente l’ufficio, perché si trattava di un ufficio che veniva da una situazione traumatica, in quanto era stato disposto il trasferimento d’ufficio di due magistrati, del procuratore capo e di un sostituto, c’era stato poi un lungo periodo di interregno e quindi bisognava restituire quelle precondizioni di serenità e di concordia all’interno dell’ ufficio per lavorare meglio.

Per quanto riguarda il discorso della tutela dell’ambiente ho istituito un gruppo di lavoro costituito da cinque magistrati. Questo gruppo di lavoro in parte preesisteva, ho fatto solo un ritocco che riguardava l’abbinamento delle materie riguardanti la tutela ambientale con i reati contro la pubblica amministrazione.

Di questi cinque magistrati sono presenti soltanto due, perché un collega è stato trasferito da qualche mese e sarà rimpiazzato con l’immissione in possesso di un altro collega nel mese di maggio, e gli altri due purtroppo hanno impegni di lavoro che non consentivano loro di essere presenti.

Oltre a questo gruppo di lavoro di questo pool di magistrati, noi disponiamo anche di una struttura di polizia giudiziaria specializzata, il Nucleo investigativo circondariale di tutela ambientale e sanitaria (NICTAS), costituito da personale di polizia giudiziaria specializzato proveniente dall’ASP. Io ho semplicemente provveduto a sostituire il dirigente di questo NICTAS solo per una questione di avvicendamento e fra le prime iniziative ho ottenuto il distacco presso il mio ufficio di un funzionario dell’ARPA di Siracusa, che garantisce la memoria storica e fornisce un grosso contributo. Aver sostituito il dirigente e avere ottenuto dall’ARPA il distacco per tre volte a settimana di questo ispettore ha garantito un notevole miglioramento qualitativo delle investigazioni.

Ho inoltre ottenuto la connessione diretta con le centraline di controllo dell’aria e del livello di inquinamento, perché c’è questo software disposto dalla provincia regionale, ci sono dieci centraline nel territorio del comune di Siracusa e per la prima volta abbiamo avuto l’accesso diretto a questi dati. Questo ci consente di conoscere in ogni momento la situazione dell’inquinamento.

Dico questo perché sul mio tavolo, non appena sono arrivato, si è riversata una serie di esposti, in quanto c’è da parte del territorio una domanda di giustizia e di legalità in merito ai pericoli legati all’inquinamento e ai tumori. Ho quindi dovuto prima di tutto attrezzare l’ufficio per fronteggiare una situazione abbastanza pesante per una serie di questioni che si sono sovrapposte nel tempo.

Un’altra iniziativa importante che ho realizzato consiste nell’aver raggruppato per grandi linee le materie che riguardano la tutela dell’ambiente, perché, come la Commissione ben sa, la materia è molto complessa, ci sono varie articolazioni e quindi c’è un’esigenza di specializzazione anche all’interno della stessa materia di tutela dell’ambiente.

Mi sono reso conto che occorreva sottolineare l’impegno della procura soprattutto su tre grandi fronti. Il primo è l’inquinamento in tutte le sue sfaccettature (atmosferico, del suolo e del sottosuolo, infiltrazioni), settore in cui il Sostituto Procuratore dottor Longo ha avuto modo di fronteggiare situazioni molto importanti, che riguardano le infiltrazioni degli idrocarburi nel suolo e nel sottosuolo, interessando anche la falda acquifera.

Abbiamo avuto due procedimenti nel territorio di Melilli, uno si è concluso con un nulla di fatto (se la Commissione è interessata, il dottor Longo potrà approfondire), mentre l’altro interessava la contaminazione di dieci pozzi nel territorio di Melilli a causa di perdite in alcuni serbatoi dell’ISAB.

Nell’ambito di questo filone ho attivato una mega consulenza, un mega accertamento tecnico ex articolo 359 del Codice di procedura penale, per cui sono stati insediati tre specialisti a livello nazionale che stanno monitorando la situazione complessiva di quattro impianti industriali del polo petrolchimico, stanno monitorando la situazione in tutte le sue sfaccettature.

PRESIDENTE. Quali sono questi quattro impianti?

FRANCESCO PAOLO GIORDANO, Procuratore di Siracusa. Sono due dell’ISAB, la ESSO e la SASOL. Abbiamo fatto una consulenza tecnica che è ancora in corso (credo di averne dato informazione nella mia relazione che la Commissione ha a disposizione), quindi stanno lavorando parecchio.

Queste società sono in attesa di avere approvata la revisione dell’Autorizzazione integrata ambientale (AIA), perché si è aperto un nuovo fronte a seguito di una richiesta da parte dei Comuni di Melilli e Priolo ed è ancora in corso questa conferenza di servizi che non si è chiusa. Nel frattempo noi abbiamo aperto questo grosso filone di indagine che ancora non si è concluso.

Un secondo, grande filone di indagini riguarda i depuratori, che, come ben sa la Commissione, è un problema veramente molto complesso e importante, che causa grossi problemi però è all’attenzione dell’ARPA il controllo e il monitoraggio degli obblighi dei comuni di dotarsi di depuratori.

Abbiamo cinque, sei o sette procedimenti penali che riguardano questo campo, il più emblematico di tutti riguarda il depuratore di Augusta, perché dopo tanti anni addirittura non si è ancora riusciti a venire a capo dell’esecuzione di questo appalto. Il collega che si occupa di questo filone di indagine è il dottor Pagano, che non è presente, ma c’è un impegno particolare sia da parte dell’ARPA, sia da parte del mio ufficio per venire a capo di queste situazioni, talvolta ci sono soltanto delle situazioni di microillegalità come il malfunzionamento dei depuratori in alcuni comuni, mentre in altri casi c’è situazione ben più grave.

Il Consiglio comunale di Augusta è stato infiltrato dalle organizzazioni criminali, il Ministero degli interni ha disposto lo scioglimento degli organi del Consiglio Comunale e tuttora è sottoposto all’amministrazione di una Commissione costituita da un Prefetto e da due Vice Prefetti e nonostante questo ci sono sempre delle difficoltà dovute alla frammentazione delle competenze, alle notevoli problematiche in materia.

Un terzo settore è quello dei rifiuti, che risente di una situazione molto complessa, perché recentemente abbiamo intrapreso un procedimento d’indagine per quanto riguarda il comune di Siracusa perché c’erano state addirittura 18 proroghe semestrali di un affidamento diretto a una ditta, la IGM, che sovrintende alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti, per cui abbiamo capito che c’era qualcosa che non andava.

Adesso mi risulta che il comune di Siracusa ha fatto una delibera di affidamento di questo servizio mediante una gara d’appalto a livello europeo, quindi probabilmente questo si sta avviando a soluzione.

Abbiamo anche strascichi e conseguenze di altri risvolti degli anni precedenti, una delle quali riguarda l’amianto, l’eternit di cui c’era uno stabilimento qui a Siracusa. C’è anche un problema che riguarda la Marina militare, perché la procura della Repubblica di Torino ci ha trasmesso degli atti e io stesso ho avuto dei contatti con il procuratore aggiunto Guariniello, perché era stato iniziato un procedimento di indagine sull’uso di amianto nelle navi della Marina militare e quindi sull’esposizione al rischio di amianto sia di indipendenti civili, sia di dipendenti militari.

Noi abbiamo aperto un procedimento di indagini di cui si sta occupando la collega Magda Guarnaccia, la quale ha instaurato anche un collegamento dell’indagine con la procura della Repubblica di Padova, che aveva aperto un procedimento molto importante su tutta una serie di questioni che riguardano a livello nazionale l’esposizione all’amianto dei dipendenti della Marina. Qualora vi interessasse avere un approfondimento, la collega potrà rispondere.

Vi è infine il problema delle bonifiche. Abbiamo avuto una nota del Ministero dell’ambiente su cui stiamo lavorando e abbiamo scoperto per quale motivo il problema delle bonifiche si è inceppato. In questa materia le procure della Repubblica hanno le armi spuntate, perché abbiamo una fattispecie penale che è semplicemente una contravvenzione per omessa bonifica, con tutto ciò che questo significa in termini di prescrizione, in termini di azione di contrasto, laddove non è previsto nemmeno il sequestro dell’area di fronte a un comportamento omissivo.

La giurisprudenza ha approfondito moltissimo questo campo, dicendo che si tratta non semplicemente di un comportamento omissivo, ma anche e soprattutto di un comportamento positivo, cioè dell’inquinamento. Ci troviamo quindi di fronte a fatti di inquinamento che magari risalgono a molti anni prima, di fronte a inerzie e attività omissive rispetto alle quali non abbiamo grandi soluzioni da offrire, e assistiamo a una frammentazione di competenze tra tutte le varie entità amministrative coinvolte.

Ho avuto notizia di un’interrogazione parlamentare, che naturalmente la Commissione conosce benissimo e che riguarda le mancate bonifiche a Siracusa e Augusta, e la risposta che il ministro all’Ambiente ha dato è che l’accordo di programma del 2008 in cui sono stati stanziati 774 milioni di euro in gran parte di programma (quelli effettivi sono pochissimi), ma le bonifiche sono ferme per questa frammentazione.

In questa nota, che ho ricevuto per conoscenza e su cui ho aperto un fascicolo e ho dato una delega ai miei collaboratori, si dice che il Ministero dell’ambiente aspetta dalla regione siciliana le determinazioni in materia di valutazione dell’impatto ambientale laddove, come voi ben sapete, nell’ambito del procedimento di bonifica, che è già di per sé farraginoso, c’è poi la necessità di passare alla valutazione di impatto ambientale qualora sia necessaria.

Noi abbiamo qui il progetto definitivo degli interventi di messa in sicurezza e bonifica della falda all’interno della rada di Augusta, il progetto definitivo di bonifica dei suoli dell’area di proprietà ENEL Priolo, il progetto definitivo di bonifica delle acque di falda dell’area di proprietà ENEL Priolo, progetto dichiarato approvabile dalla Conferenza dei servizi del 6 marzo 2008, il progetto definitivo di bonifica dei terreni saturi delle aree D2 e D3 interne di proprietà di Polimeri Europa S.p.A. e il progetto definitivo di bonifica dell’area CS9 e sua integrazione. Per l’omessa bonifica occorre un progetto e l’autorizzazione di questo progetto, che costituisce un ulteriore ostacolo a un’azione piana ed efficiente da parte della Procura.

Su questi progetti il Ministero dell’ambiente giustamente vuole sapere a che punto sia la valutazione di impatto ambientale e quindi stiamo aspettando le risposte della regione.

PRESIDENTE. Questo riguarda soltanto le discariche abusive oppure tutti?

FRANCESCO PAOLO GIORDANO, Procuratore di Siracusa. No, riguarda tutto. Tra l’altro, ho un elenco di bonifiche e sono state solo quattro le certificazioni delle verifiche fatte.

C’è stato un caso poco importante che mi sono autoassegnato per la sua pregnanza perché, come voi ben sapete, lo stesso accordo di programma prevede la possibilità di una transazione tra i privati e il Ministero dell’ambiente per quanto riguarda le bonifiche. Una transazione molto importante è stata fatta tra l’ISAB e il Ministero dell’ambiente del valore di 28 milioni di euro, in parte imputati a contributo forfettario alla bonifica, in parte come contributo al risarcimento del danno ambientale.

Il Consiglio di amministrazione dell’ISAB però (ne posso parlare perché siamo arrivati al 415-bis) ha considerato questa spesa come una spesa deducibile e quindi ha abbattuto il reddito di impresa di 28 milioni di euro. Naturalmente la Guardia di finanza poi li ha denunciati per il delitto di cui all’articolo 4 del decreto legislativo dei reti fiscali per dichiarazione infedele.

Questo è un esempio di come anche in procedimenti che arrivano a una conclusione vi sia un aspetto di illegalità che induce a riflettere.

Noi stiamo vivendo un momento di crisi economica perché il polo industriale di Siracusa negli anni ruggenti della storia, negli anni ‘60 e ‘70, aveva alimentato grandi speranze, grandi illusioni sullo sviluppo dell’economia siciliana, a quell’epoca sono stati dati oltre 20.000

I posti di lavoro a quell’ epoca e si pensava che questo potesse essere uno strumento di decollo economico, ma nel tempo evidentemente le cose sono andate in modo diverso.

Oggi c’è invece da parte dei cittadini una domanda di legalità, una domanda di controllo dello stato di inquinamento, per cui ci stiamo attrezzando in un settore che non ci consente di spaziare molto. Non siamo infatti nell’ambito dell’antimafia, dove ci sono strumenti molto importanti che possono essere spesi correttamente e con profitto quali intercettazioni, sequestri e confische: siamo in un campo in cui gli strumenti sono non efficientissimi, anche perché (e voglio concludere scusandomi del tempo che sto facendo perdere alla Commissione) ci troviamo di fronte a un problema che riguarda la ricerca di un punto di equilibrio tra le esigenze del profitto dell’impresa, che sono sacrosante, e le esigenze di tutela della salute dai danni ambientali.

PRESIDENTE. Grazie. Innanzitutto non stiamo perdendo tempo, ma è molto interessante. Le vorrei chiedere se possa lasciarci questa nota del Ministero.

Le segnalo che nella proposta di legge sui delitti ambientali che dovremmo approvare a breve l’omessa bonifica diventerà un delitto, cosa che potrebbe dare una mano.

FRANCESCO PAOLO GIORDANO, Procuratore di Siracusa. Certamente.

PRESIDENTE. Visto che ci farebbe piacere scendere nei dettagli delle singole inchieste, chiederei ai colleghi se abbiamo delle domande per entrare nello specifico e poi voi risponderete a seconda delle relative competenze.

GIUSEPPE COMPAGNONE. Più che formulare domande vorrei invece complimentarmi non per piaggeria con il procuratore, perché considero molto giudizioso aver finalmente costituito un gruppo dedicato a questo argomento dotandolo delle specifiche conoscenze.

La frammentazione è una delle cose che da quando faccio parte di questa Commissione ho messo in evidenza, quindi credo che questa scelta darà certamente buoni risultati, perché spesso, come abbiamo visto nel corso di queste inchieste, manca da parte di tutte le istituzioni ma soprattutto degli inquirenti la cognizione profonda dell’argomento.

Dalla visita che abbiamo fatto ieri agli impianti di Priolo mi è parso di comprendere che, se c’è un’attività di risanamento della falda acquifera superficiale, mancano uno studio adeguato sull’inquinamento atmosferico e qualsiasi ipotesi di risanamento e prevenzione dell’inquinamento atmosferico. Vorrei sapere se quanto ho compreso corrisponda alla realtà.

FRANCESCO PAOLO GIORDANO, Procuratore di Siracusa. Chiedo scusa, presidente, siccome lei mi chiedeva quali fossero i quattro impianti oggetto della mia consulenza tecnica, mi correggo perché sono ESSO, ISAB, SASOL e VERSALIS. Questi sono i quattro impianti che noi abbiamo messo sotto la nostra lente di ingrandimento.

PRESIDENTE. Noi facciamo tutte le domande e poi vi lasceremo spazio per la replica.

ALBERTO ZOLEZZI. La ringrazio per l’esposizione, vorrei sapere qualcosa in più sul discorso ex eternit, non tanto sull’inchiesta di Padova che conosco quanto per sapere se a livello locale abbiate accertato responsabilità per quanto riguarda la gestione e lo smaltimento, se stiate seguendo anche i progetti di smaltimento di quantitativi davvero enormi di amianto.

PAOLO ARRIGONI. Grazie, procuratore. Domande sui due procedimenti, il primo riguardante la cenere di pirite, se sia in grado di dirci in quali discariche è stata conferita questa polvere e chi si stia occupando della messa in sicurezza. Le chiedo cortesemente se possa mettere a disposizione della Commissione la copia degli atti di indagine più significativi.

Con riferimento alla contaminazione di idrocarburi nei pozzi e nelle acque di falda, se possiamo avere più informazioni con particolare riferimento ed eventuali condotte omissive da parte di pubblici amministratori, nonostante le segnalazioni effettuate dagli organi di controllo, e se sia possibile avere copia del provvedimento conclusivo dell’indagine e di eventuali consulenze tecniche disposte dal procedimento.

FRANCESCO PAOLO GIORDANO, Procuratore di Siracusa. Certo.

PAOLO ARRIGONI. Volevo chiederle infine, signor procuratore, visto che lei ha detto che come procura avete l’accesso diretto ai dati di dieci centraline dell’area del comune di Siracusa,

per quanto riguarda la parte restante del territorio, in particolare gli altri comuni che ricadono nel SIN non ci sono centraline oppure ci sono e lei sta predisponendo l’istanza per poter accedere ai dati?

Vista la sua attenzione in ordine all’attività di tutela dell’ambiente, di cui la ringrazio, tra il personale di PG di cui si avvale rientra anche personale del Corpo Forestale regionale? Nelle altre regioni dove c’è il Corpo forestale dello Stato diverse procure si avvalgono della competenza e della professionalità del Corpo forestale regionale? Visto che la Sicilia è una regione autonoma e dispone…

FRANCESCO PAOLO GIORDANO, Procuratore di Siracusa. Certo, ho capito perfettamente.

PAOLO ARRIGONI. L’ultima domanda è questa: ancorché bassa la raccolta differenziata nei vari comuni della provincia, anche il prefetto che l’ha preceduta non ci ha saputo rispondere, ma quel poco di raccolta differenziata prodotto nei vari comuni (in quello di Noto si arriva al 30 per cento) lei sa che fine faccia oppure finisce nella stessa discarica di Grotte San Giorgio? PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi, mi associo ai miei colleghi e vorrei sapere quanti articoli 260 ci sono.

FRANCESCO PAOLO GIORDANO, Procuratore di Siracusa. Il 260 è di competenza della DDA.

PRESIDENTE. Sì, se ne abbia notizia e che rapporti abbiate con la DDA, se ci sia collaborazione. La qualità dell’aria riguarda solo Siracusa città oppure tutto il SIN e soprattutto che ipotesi di reato state perseguendo?

Per quanto riguarda le ceneri di pirite vorrei entrare nel merito della ditta che sta facendo i lavori, perché si è fermata, c’è un contenzioso che verte sul considerare quei rifiuti pericolosi o non pericolosi, se siate a conoscenza della discarica sequestrata negli anni ‘90 di Bommiscuro a Noto, che continua comunque a inquinare e di cui non è stata avviata la bonifica.

Per quanto riguarda la rada di Augusta so che c’era un progetto dell’ex ICRAM e poi c’è stato un ricorso al TAR che ha dichiarato questo progetto non idoneo. Vorrei sapere se ci sia un nuovo progetto.

Sempre sulla pirite vorrei chiedervi informazioni per quanto riguarda i due campi sportivi di Priolo, uno bonificato e uno no, e quello di Augusta. Sulla depurazione delle acque c’è una sentenza della Corte di giustizia europea e sono arrivate denunce dal Movimento 5 Stelle, quindi vorrei sapere se la vostra procura sia a conoscenza di queste denunce per quanto riguarda la mancata depurazione delle acque. Gli argomenti sono tanti.

FRANCESCO PAOLO GIORDANO, Procuratore di Siracusa. Naturalmente mi riservo di rispondere ad alcune di queste domande e magari farò un seguito di relazione scritta, perché non posso rispondere a tutte.

Una domanda riguardava il reato di inquinamento e la tutela, e certamente stiamo verificando ogni giorno l’inidoneità dell’ordinamento penale sotto il profilo della tutela dell’ambiente. Abbiamo esaminato assieme ai miei colleghi sostituti questo nuovo progetto di legge approvato dal Senato e ai primi di marzo è passato alla Camera dei deputati, che indubbiamente è un grande passo avanti perché c’è un nuovo reato di inquinamento, perché c’è una maggiore determinazione e tipicità per quanto riguarda il disastro ambientale, il nuovo reato di omessa bonifica e tutto il resto, quindi ci darà una grossa mano d’aiuto.

Per quanto riguarda il discorso dell’eternit a Siracusa, lei sa, onorevole Zolezzi, che negli anni scorsi c’è stato un procedimento conclusosi per prescrizione, perché l’Eternit di Siracusa ha chiuso i suoi battenti da anni e non più alcuna attività produttiva e industriale.

Per l’amianto noi siamo impegnati, oltre a quel discorso della Marina militare che la collega potrà approfondire, attivandoci di volta in volta quando abbiamo delle segnalazioni, però ormai la parabola discendente si è consumata proprio per effetto di questa chiusura degli impianti. La giurisprudenza non ci ha aiutato molto in questa azione di contrasto.

ALBERTO ZOLEZZI. Mi permetto solo di sensibilizzarvi su questo tema, perché purtroppo in tutta Italia stanno partendo diversi speculatori che stanno proponendo i metodi più fantasiosi per smaltire l’amianto, spesso in maniera più criminale di quanto è stato fatto prima, e so che sono arrivati anche in Sicilia, quindi le faccio un riferimento perché purtroppo bisogna ridurre il rischio e non con cose che lo aumentino come impianti di incenerimento. Grazie.

FRANCESCO PAOLO GIORDANO, Procuratore di Siracusa. Ne prendo atto e farò tesoro di questa informazione. Per quanto riguarda la cenere di pirite, il campo sportivo di Augusta e di Priolo è uno dei procedimenti di bonifica che sono stati attivati dalla regione. Purtroppo noi abbiamo il procedimento penale, abbiamo la responsabilità di non poter svincolare il sequestro se non si avvia il procedimento di bonifica, però questo si sta risolvendo.

Per quanto riguarda invece la penisola Magnisi, l’ENI ha intrapreso questa bonifica, ma queste bonifiche della cenere di pirite si risolvono purtroppo in un semplice trasferimento da un punto a un altro di questa sostanza, che ormai ha perso moltissimo la sua capacità…

PRESIDENTE. So che si sta trasportando in discarica.

FRANCESCO PAOLO GIORDANO, Procuratore di Siracusa. Esatto, si sta trasportando in una discarica autorizzata, non le so dire quale ma credo che sia in Calabria, comunque è una discarica autorizzata e questo trasferimento è già iniziato a spese dell’ENI.

PRESIDENTE. Però c’è anche un’area pubblica, le aree sono due e, mentre quella dell’Eni si sta facendo, l’altra è ferma.

FRANCESCO PAOLO GIORDANO, Procuratore di Siracusa. Quell’altra è ferma in attesa.

PRESIDENTE. C’è un’indagine in corso, un contenzioso?

FRANCESCO PAOLO GIORDANO, Procuratore di Siracusa. Sì, c’è un contenzioso e riguarda il reato di discarica abusiva, quindi il sequestro che è ancora in corso, e poi si aspetta questa bonifica.

Mentre abbiamo avuto notizie per quanto riguarda il campo sportivo di Augusta e di Priolo, per questa parte pubblica ancora non abbiamo avuto notizia, comunque mi riservo di approfondire questo aspetto e di riferirlo nell’integrazione della relazione. Vi fornirò subito copia degli atti delle indagini sugli idrocarburi e qui darò la parola al collega Longo.

Le centraline realmente funzionanti sono queste dieci della provincia a cui noi ci siamo collegati, mentre nel resto delle centraline c’è una situazione non propriamente adeguata, perché adesso mi risulta che l’ARPA abbia iniziato un nuovo progetto per il potenziamento delle centraline ma l’ARPA ne ha solo altre due centraline e, avendo un collegamento con un ispettore del nostro ufficio, siamo in contatto anche se non è possibile accedere direttamente a queste centraline.

C’è un sistema consortile tra tutte le imprese che hanno queste centraline.

PRESIDENTE. Su che ipotesi di reato state lavorando?

FRANCESCO PAOLO GIORDANO, Procuratore di Siracusa. Noi stiamo lavorando su un’ipotesi molto prudente, quella dell’articolo 674 del Codice penale, perché in prima battuta non possiamo configurare altro, però non escludo che alla fine delle investigazioni ci possa essere qualcosa di molto più grosso del 674.Uno dei principi base delle indagini preliminari è la fluidità dell’imputazione e il suo adeguamento alle risultanze che via via si acquisiscono.

In Procura non abbiamo bisogno di innestare dentro questo NICTAS un appartenente al Corpo forestale della regione, perché abbiamo una sezione di polizia giudiziaria con una quota di personale del Corpo forestale dello Stato e del Corpo forestale della regione che ci coadiuvano molto bene nelle indagini soprattutto nella tutela ambientale, in materia di abusivismo edilizio per quanto la parte rurale e nelle discariche.

I rapporti con la DDA sono ottimi, c’è una collaborazione assolutamente sinergica, forse negli anni passati c’era stato qualche piccolo attrito dovuto all’inizio a qualche difficoltà interpretativa, ma adesso prima di tutto abbiamo un protocollo d’indagine che va avanti molto bene soprattutto in materia di immigrazione clandestina che è una delle nostre più importanti questioni.

Di fronte alle competenze accertate della DDA, la nostra procura compie gli atti urgenti e poi trasmette subito gli atti alla DDA, e lo stesso è avvenuto per quanto riguarda la tutela ambientale in quei pochi casi. I nostri colleghi sostituti, i colleghi del gruppo collaborano con i colleghi della DDA e non ci sono problemi da questo punto di vista.

Nel periodo in cui io ho retto la procura non abbiamo avuto configurazione di 260, ma può darsi che la DDA svolga qualche accertamento in materia. Per quanto riguarda la rada di Augusta già nel 2001 ci fu un’operazione, Mare rosso, che arrivò all’arresto di una decina di persone. Negli anni si è si è parlato della bonifica della rada di Augusta ma non si è giunti a conclusione, perché c’è stata una serie di giudizi amministrativi.

Ho letto una poderosa sentenza, molto ben scritta del TAR di Catania, in quanto era stata impugnata una serie di provvedimenti delle conferenze di servizio sulla rada di Augusta e sulla base di una consulenza tecnica del nostro ufficio dell’epoca il giudice amministrativo ha ritenuto che la migliore soluzione fosse quella di non scuotere nuovamente i fondali, perché c’era un progetto di riprendere questo mercurio dai fondali, metterlo in cassoni e smaltirlo, ma questo progetto praticamente avrebbe comportato un maggiore inquinamento.

PRESIDENTE. Parla di quello che il TAR ha bocciato?

FRANCESCO PAOLO GIORDANO, Procuratore di Siracusa. Esatto, quello che il TAR ha bocciato.

PRESIDENTE. E adesso?

FRANCESCO PAOLO GIORDANO, Procuratore di Siracusa. Adesso nel nostro ufficio non è arrivato nulla, siamo in attesa che venga fatto qualcosa, è una di quelle cose che sono in stand by

GIUSEPPE COMPAGNONE. È l’accordo di programma…

FRANCESCO PAOLO GIORDANO, Procuratore di Siracusa. Esatto, ci sono l’accordo di programma e le limitazioni dell’omessa bonifica.

A questo punto lascerei la parola al dottor Longo e alla dottoressa Guarnaccia sulle due questioni specifiche.

GIANCARLO LONGO, Sostituto procuratore di Siracusa. Buongiorno. Farò qualche breve nota sui due procedimenti principali che abbiamo avuto in ordine al fenomeno dell’inquinamento da idrocarburi nella falda acquifera della provincia di Siracusa.

Il primo procedimento era relativo a 9-10 pozzi di privati in contrada Spalla nel comune di Melilli, dove fu accertata una rilevante contaminazione da idrocarburi provenienti da una crepa in un serbatoio del vicino impianto ISAB Sud.

Questo accertamento, fatto anche con procedure di caratterizzazione da parte delle autorità dell’ARPA, ha permesso di constatare una riconducibilità diretta di questo prodotto surnatante da questo serbatoio localizzato nell’area ISAB che aveva inquinato questi pozzi.

Per questo procedimento sono stati rinviati a giudizio 5 dirigenti dell’ISAB e siamo riusciti a contestare, oltre al reato del 242 del decreto legislativo 156 del 2006, ovvero l’omessa comunicazione di inquinamento in atto, anche il 434, disastro colposo, e il 439, reato importante che porta a pene considerevoli, di avvelenamento alimentare, perché ovviamente sono pozzi che comportano un approvvigionamento idrico la popolazione.

GIUSEPPE COMPAGNONE. Che profondità avevano?

GIANCARLO LONGO, Sostituto procuratore di Siracusa. L’infiltrazione arrivava fino alla falda acquifera, molto profonda.

Siamo riusciti a verificare con un tracciante la fessura in questo serbatoio risalente nel tempo che presenta condizioni molto particolari che si poggia con uno strato di acciaio direttamente sul terreno, e in questo caso questo serbatoio pare che comunque perdesse da tre o quattro anni e questa lenta perdita aveva comportato questo inquinamento.

C’è stato quindi il rinvio a giudizio dei dirigenti dell’epoca. PRESIDENTE. Di che epoca erano?

GIANCARLO LONGO, Sostituto procuratore di Siracusa. Le perdite erano dal 2008 al 2012, per cui uno dei problemi rilevati è quello di stabilire le responsabilità. Questi amministratori…

PRESIDENTE. Erano amministratori dal 2008?

GIANCARLO LONGO, Sostituto procuratore di Siracusa. Sì, adesso sicuramente sono cambiati quindi abbiamo addebitato la responsabilità a questi ha quelli del momento.

PRESIDENTE. Si sta provvedendo alla bonifica? Chi la deve fare?

GIANCARLO LONGO, Sostituto procuratore di Siracusa. L’area di cui stiamo parlando è al di fuori del SIN di Priolo, quindi della bonifica e della messa in sicurezza si occupa non il Ministero dell’ambiente ma il Dipartimento acque rifiuti della regione in sinergia con gli enti locali. Nel caso specifico, poiché abbiamo individuato le responsabilità dell’inquinamento, l’ISAB si è occupata delle procedure MISE previste dal decreto legislativo.

PRESIDENTE. È stato fatto?

GIANCARLO LONGO, Sostituto procuratore di Siracusa. Praticamente su via Garrone, che è la strada principale prospiciente a questi pozzi inquinati, sono stati aperti dei pozzi che con effetto di risucchio cercano di pompare quest’acqua inquinata. Si tratta di un sistema per cercare di mettere in sicurezza, però credo che la bonifica si sia esaurita in questa attività di drenaggio di questo prodotto surnatante.

Il secondo procedimento che ho trattato personalmente riguarda il pozzo Cannizzo in Contrada Spalla di Melilli, un pozzo pubblico dal quale viene presa acqua direttamente fruibile per la popolazione di Città Giardino, da sempre utilizzata per i consumi alimentari. Una relazione dell’ARPA segnalava che i valori riscontrati da rilevamenti a 200 metri di distanza da detto pozzo erano considerevolmente superiori a quelli consentiti dal decreto legislativo, quindi fu interessata la procura, fu disposto il sequestro e il sindaco di Melilli con ordinanza fece aprire un altro pozzo più a valle.

In questo caso, dato il mix di idrocarburi presenti nelle acque, fu più difficile stabilire la riconducibilità causale, anche se siamo sempre in area prospiciente all’impianto ISAB Sud e ad altre aziende limitrofe.

La chiusura del pozzo con il tempo ha determinato l’abbassamento dell’inquinamento perché, non essendoci l’effetto diciamo di risucchio fatto dall’emungimento delle acque, il contaminante non ha più interessato la parte che convogliava sul pozzo, quindi attualmente i valori si sono attenuati.

In questo caso allo stato non c’è più un’emergenza, quindi non è stato fatto nulla. Non essendo stata appurata la responsabilità dell’ISAB o di altre aziende, il comune di Melilli come ente preposto avrebbe dovuto attuare le varie procedure MISE e bonifica previste dal decreto legislativo.

PRESIDENTE. Quindi questa inchiesta è ancora in corso?

GIANCARLO LONGO, Sostituto procuratore di Siracusa. Questo è il problema fondamentale Mentre nella prima inchiesta siamo riusciti a individuare con precisione da quale serbatoio scaturiva questo inquinamento, in questa seconda inchiesta si sarebbe dovuto fare un accertamento molto più complesso sui vari serbatoi che sono nello Stato che potete immaginare, però su questo non abbiamo proceduto, quindi allo stato il pozzo è chiuso, fortunatamente non è più un pericolo per la popolazione.

MAGDA GUARNACCIASostituto procuratore di Siracusa. Non posso che riallacciarmi alle rappresentazioni fatte dal procuratore e dal collega e ribadire lo stato di frustrazione nel quale siamo tenuti a lavorare, perché spesso, soprattutto in territori così sfruttati sia a livello ambientale che a livello economico, come il territorio di Siracusa ci troviamo a poter contestare dei reati che sotto il profilo ambientale sono delle contravvenzioni o comunque sono reati che, sebbene siano delitti, hanno termini di prescrizione brevissimi.

Se quindi con tutta la buona volontà ci si mette all’opera, ci si rimbocca le maniche e si arriva a individuare le fattispecie di reato, sono quasi sempre reati prescritti prima ancora di cominciare, con l’impossibilità di fare la nostra parte, di utilizzare il nostro ruolo.

Ritengo che il caso che mi è stato assegnato dal procuratore relativo alla dismissione di un numero considerevole di vecchie navi della Marina militare sia emblematico. Accade questo: arriva alla Procura di Siracusa da Torino una notizia di reato relativa alle risalenti attività di bonifica effettuate dalla Marina militare sulle sue navi. Il procedimento è del procuratore che lo ha consegnato a me.

La notizia arriva da Torino perché il procuratore aggiunto Guariniello sta procedendo sulle navi di tutto il territorio nazionale alla verifica della adeguata/reale realizzazione delle attività di bonifica pagate dal Ministero della difesa. Si realizza quindi come in diverse occasioni il Ministero abbia dato contributi rilevanti per la sostituzione di tutti gli elementi in amianto presenti nelle navi, che erano tantissimi perché l’amianto veniva utilizzato come coibente ritenuto di altissimo livello, quindi era contenuto non solo in guarnizioni relative a tubature e parti meccaniche delle navi, ma anche come materiale coibente delle cabine degli ufficiali, laddove le cabine migliori era totalmente realizzate con pareti in amianto.

A partire degli inizi degli anni 2000 la Marina procede a un’attività di individuazione di questi elementi e programma una serie di interventi di bonifica, con la sostituzione di queste parti in amianto con parti che ne fossero prive.

Si è però verificato che in alcuni casi sono state realizzate delle vere e proprie truffe. Guariniello sta tentando di verificare se questa truffa veda coinvolti anche operatori della Marina che consapevolmente procedevano a pagare queste attività di bonifica, che in realtà non venivano realizzate o realizzate fittiziamente, cioè si sostituiva un pezzo in amianto con un altro pezzo in amianto.

Tutto questo si sarebbe verificato fra la fine degli anni ‘90 e l’inizio degli anni 2000, quindi si tratta di reati prescritti, anche se riusciamo a individuare la truffa ormai è tutto prescritto. Cosa rimane allora a questo ufficio di procura? L’interpretazione il più estensiva possibile del nostro ruolo al solo e mero scopo di «fare sentire il fiato sul collo», se mi posso permettere di dire qualcosa del genere.

La Marina ha un contratto per la dismissione di queste navi presenti ad Augusta. L’appalto è stato vinto da un’azienda olandese, la Mammoet, che è una delle più importanti e all’avanguardia nella gestione di questo tipo di lavori, ma, quando negli anni 2000 furono fatte queste mappature delle navi, fu rilevato l’amianto in alcune zone.

Nel caso di specie si è creato un vero e proprio inghippo interistituzionale l’anno scorso ad aprile, perché si stava procedendo alla dismissione di due navi, la Airone la Arcione, navi molto vecchie e inutilizzate da una ventina d’anni, ma per queste era stato siglato un contratto che economicamente teneva conto del fatto che dalla mappatura risultava pochissimo amianto nei punti soliti (canali e tubature meccaniche).

Quando si procede con una gru che comincia a staccare la parte superiore della nave, si scopre che la nave è completamente piena di amianto, quindi allo stato abbiamo un contenzioso civile nel quale la ditta si è fermata dichiarando di non poter rottamare la nave alla stessa cifra, perché la dismissione e le procedure di sicurezza le costeranno forse più del triplo di quanto preventivato, ma la Marina ribatte di avere solo quei soldi e di non poter fare di più.

Questo ufficio tiene un fascicolo in piedi allo scopo di pungolare questa attività: questo è quello che siamo in condizioni di fare, non molto di più.

PRESIDENTE. Invece per l’area del capannone…

FRANCESCO PAOLO GIORDANO, Procuratore di Siracusa. Per quella la questione principale si è definita con una sentenza della Cassazione del 2011 o 2012, in cui è stata dichiarata l’estinzione del reati per prescrizione, ma ci sono state condanne sotto il profilo civile di risarcimento del danno perché c’ erano delle persone che si erano costituite parte civile.

Prendo spunto da questo episodio per dire che uno dei tanti problemi che noi affrontiamo quotidianamente è che ci sono degli esposti da parte di eredi di persone decedute a causa dell’esposizione all’amianto in società che ne facevano uso o di persone che hanno avuto lesioni gravissime a causa di questa esposizione. Qui le difficoltà sono notevolissime…

PRESIDENTE. Ma a voi risulta che il capannone sia ancora lì?
FRANCESCO PAOLO GIORDANO, Procuratore di Siracusa. Sì, ancora è lì. PRESIDENTE. Non c’è in atto una bonifica?

FRANCESCO PAOLO GIORDANO, Procuratore di Siracusa. Il problema delle bonifiche è quello che abbiamo detto, ossia che se avessimo uno strumento efficace, potremmo iniziare.

A volte mi sono posto questo problema anche con i miei colleghi perché esiste il reato di omissione di atti d’ufficio, il 328, oltre a quello di omessa bonifica, però non è semplice da configurare di fronte a questi comportamenti per tutta una serie di argomenti.

Il nostro problema principale è identificare esattamente la fonte o le fonti di esposizione, perché molte volte questi dipendenti sono passati attraverso varie società, nel tempo ci sono stati trasferimenti di rami d’azienda, e poi identificare con precisione il nesso causale, perché uno dei problemi nelle sentenze della Corte di Cassazione è questo.

Il polo di Augusta, a differenza del sito di Gela, è rappresentato da un complesso di attività improduttive che è veramente pauroso, perché ci sono 16 impianti tra impianti di trattamento degli idrocarburi, petrolio, raffinazione, più cementifici, impianti, con varie questioni che è complesso valutare.

MAGDA GUARNACCIASostituto procuratore di Siracusa. Ritengo che questa sia la sede più idonea per puntualizzare un dettaglio. Premesso che gli strumenti che abbiamo a disposizione come procura sono veramente poco offensivi e soprattutto ridottissimi nella loro possibilità di agire nel tempo, considero sostanziale focalizzare l’attenzione su un elemento: tanto per l’amianto che per la cenere di pirite o il mercurio che si trova nel fondale, quando abbiamo superato la fascia temporale nella quale ci è consentito di contestare il reato di discarica abusiva e di inquinamento si ritorna a un aspetto strettamente amministrativo politico.

Che il capannone dell’amianto a Siracusa non venga dismesso, non avendo più attualmente un potere inquinante effettivo, laddove l’amianto è drammaticamente pericoloso per la collettività in determinate situazioni, che un enorme capannone messo in sicurezza e dismesso non è utilizzato non ci passa più nessuno non ha più una rilevanza virulenta che può interessare noi come procura.

Questo vale anche per la cenere di pirite, perché ci è stato spiegato che, se la polvere non è a contatto dell’ aria, sotto il profilo di stretta pertinenza non è inquinante, e a quel punto non abbiamo più potere.

PRESIDENTE. Ho chiesto prima della discarica di Bommiscuro, di Rosolini, e volevo sapere se ci siano delle inchieste per quanto riguarda la discarica di Augusta in contrada Costa Gigia, che adesso è chiusa, quale sia la situazione dal punto di vista dell’inchiesta.

FRANCESCO PAOLO GIORDANO, Procuratore di Siracusa. Su questo secondo aspetto non ci sono indagini, per quanto riguarda il primo punto mi riservo di rispondere, perché non ho memoria di indagini su questa discarica di Rosolini, ma può darsi che risalga a qualche anno fa, quindi farò le mie ricerche.

PRESIDENTE. È stata sequestrata nel 1992.

FRANCESCO PAOLO GIORDANO, Procuratore di Siracusa. Io nel 1992 ero a Caltanissetta e mi occupavo di altre cose, comunque risponderò con una relazione. Ho qui la nota del Ministero dell’ambiente.

PRESIDENTE. Se ce la può lasciare…

FRANCESCO PAOLO GIORDANO, Procuratore di Siracusa. Sì, ve la lascio, anche se con la precisazione che si tratta di un atto coperto dal segreto investigativo, perché ci sono indagini in corso, quindi purché non sia utilizzabile oltre i limiti dell’attività parlamentare.

PRESIDENTE. Vi ringrazio e dichiaro conclusa l’audizione.

L’audizione termina alle 11.30.

 

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