Il traffico dei rifiuti fattura oltre 18 miliardi di euro l’anno: un cerchio magico tra corruzione, silenzi e connubi

Ambiente, Attualità, cronaca

In Italia sono 85 le Procure della Repubblica coinvolte nelle inchieste del traffico dei rifiuti negli ultimi dieci anni; 29 nel nord, 26 del centro, 30 del sud. I flussi dei rifiuti non sono più solamente nel Meridione che vanno verso settentrione, ma a traffico circolare. La crisi economica degli ultimi anni, inoltre, ha irrobustito le fila dell’illegalità nella gestione dei rifiuti. Secondo Legambiente e le sue rielaborazioni di documenti giudiziari, grosse piattaforme logistiche italiane racimolano rifiuti plastici, cartacei, ferrosi, elettronici e li immettono nei circuiti illegali internazionali, dove dopo diversi passaggi di mano, e di confine, finiscono in Cina o in India. Sono trattati senza precauzioni e senza regole, con enormi costi ambientali e sanitari, per andare a dissetare la fame di materie prime a basso costo.
Nel traffico dei rifiuti insiste il sistema per falsificare i documenti per la classificazione non pericolosi, è la via maestra; documenti di accompagnamento manomessi e dati falsificati. I rifiuti tossici e nocivi sono così declassati non pericolosi e finiscono tra i rifiuti normali. La farraginosa macchina del traffico dei rifiuti funziona ed è complessa, articolata, capillare e gli addetti del “settore” l’hanno ormai accentrata e condizionata attraverso gli illeciti. I passaggi sono semplificati e ci sono quelli che fanno attività di mediatori e propongono alle aziende di smaltire a prezzi ribassati quantità indefinite di rifiuti pericolosi, che se eliminati legalmente avrebbero costi proibitivi e procedimenti lunghi. Una delle condizione per avviare un’operazione illegale è avere uomini e mezzi, tanti bracci operativi in giro per la Penisola e per il mondo intero e sappiano che garantiscano affidabilità e fedeltà; falsificare documenti di trasporto e bolle di carico. Guadagni illeciti attraverso la truffa dei costi dichiarati per lo smaltimento lecito e quelli che in realtà si sono sostenuti; si finge d’avere tanto da smaltire correttamente e poi invece si sborsano poco per smaltire illegalmente e i rifiuti inviati ad un impianto di stoccaggio compatibile col nuovo taroccato codice Cer, attribuito a quel tipo di rifiuto.

Un metodo che da tanti anni si pratica ed è stato riscontrato infinite volte dalle attività giudiziarie delle Procure in tutt’Italia. Cambiano, a seconda delle tipologie, solo le destinazioni, mentre i fanghi industriali vengono sparsi su terreni anche agricoli, come pure ceneri e scorie derivanti dalla lavorazione industriale. Destinati a ripristini ambientali, rilevati per strade e cave, sono invece solitamente i fanghi di drenaggio e materiali di demolizione anche provenienti da attività di bonifica. Rifiuti speciali vanno a finire negli inceneritori o nei cementifici, così come negli impianti per rifiuti urbani oppure vengono bruciati con il fai da te. Materie plastiche e materiali ferrosi contaminati da sostanze inquinanti sono utilizzate come materie prime secondarie. È un vero e proprio avvelenamento dell’ambiente. Le contaminazioni trovate durante anni di attività investigative, hanno svelato alte concentrazioni di rifiuti speciali, velenosi e pericolose.

Ma tutto questo non importa più a nessuno; la globalizzazione non tiene ormai da conto il valore della vita umana e di quella in generale. Il cerchio magico è stato scoperto: produrre per lavorare, lavorare per produrre. I valori della vita degli uomini sono un ricordo del passato.

Concetto Alota  

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