Sistema Siracusa, l’avv. Calafiore si fa interrogare dai Pm

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Ha chiesto e ottenuto di sottoporsi a interrogatorio l’avv. Giuseppe Calafiore, coinvolto nell’inchiesta denominata “Sistema Siracusa”, che si trova attualmente detenuto nel carcere di piazza Lanza a Catania, dopo la sua costituzione, avvenuta il 10 febbraio. La notizia è stata confermata dal legale difensore, avv. Mario Fiaccavento che, dopo un recentissimo colloquio con il suo assistito, ha formalizzato alla Procura di Messina l’istanza di interrogatorio.

I pubblici ministeri, che hanno coordinato la complessa inchiesta giudiziaria, hanno accolto la richiesta fissando l’interrogatorio per lunedì ed è probabile che sia presente anche il procuratore di Messina, Maurizio De Lucia a recarsi a Catania per ascoltare quanto avrà da dire l’avv. Calafiore. L’indagato deve rispondere dei reati di associazione per delinquere, corruzione, falsità ideologica, concussione per affermare gli interessi propri e di alcuni clienti da egli e dagli altri indagati considerati di particolare rilievo. Calafiore ha ottenuto di potere essere interrogato a distanza di qualche settimana dall’interrogatorio sostenuto dall’avv. Piero Amara con i pm delle procure di Milano, Roma e Messina, al termine dei quali ha ottenuto il 10 maggio il beneficio degli arresti domiciliari.

E’ ipotizzabile che voglia anch’egli chiarire ulteriormente la propria posizione rispetto alla mole di accuse mosse dalla procura peloritana come ha fatto il collega ed amico Amara. Quest’ultimo, come rivela il corriere.it, avrebbe svelato il sistema che veniva utilizzato per “aggiustare” le sentenze oltre che fare i nomi dei giudici amministrativi che sono stati contattati per vari motivi. Avrebbe ricostruito la rete di relazioni ed elencato i nomi di legali e faccendieri disponibili a fare da mediatori per ottenere i verdetti favorevoli a sbloccare appalti milionari gestiti dalla Consip.

Sono almeno 5 i verbali che l’avvocato Piero Amara, arrestato nel febbraio scorso per corruzione in atti giudiziari ha riempito a conclusione degli interrogatori resi davanti ai pubblici ministeri di Roma, Milano e Messina in 3 giorni di incontri. Il risultato è stato che i magistrati hanno acquisito ulteriori elementi investigativi che hanno permesso di iscrivere numerose persone nel registro degli indagati per corruzione in atti giudiziari. Negli ambienti giudiziari si parla di una svolta per certi versi clamorosa nell’inchiesta che riguarda vari collegi del Consiglio di Stato chiamati a pronunciarsi sui ricorsi di chi non aveva ottenuto le commesse pubbliche e versando mazzette è riuscito a farsi sbloccare le assegnazioni.

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