Stefano Munafò rieletto segretario generale territoriale

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Da 41 anni al vertice del sindacato, dal 2001 a capo della segreteria provinciale della Uil, Stefano Munafò è stato rieletto segretario generale territoriale della Uil Siracusa-Ragusa-Gela. La rinomina al termine del congresso che si è svolto questa mattina nel salone congressuale del Santuario della Madonna delle Lacrime davanti ad una folta platea. Significativi gli interventi dell’arcivescovo Mons. Salvatore Pappalardo così come quelli del sindaco Giancarlo Garozzo e dell’assessore regionale all’Agricoltura Edy Bandiera.

La segreteria territoriale generale sarà inoltre composta da Gesualda Altamore, Saveria Corallo, Maurizio Castania, Giovanni D’Avola e Sergio La Rosa, il tesoriere Raffaele Spadaccino, i revisori dei conti Agostino Egger, Pietro Gugliotta e Vincenzo Bisceglie.

I lavori sono stati presieduti dal segretario organizzativo Uil regionale Luisella Lionti e hanno poi visto gli interventi del segretario organizzativo nazionale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, del segretario regionale della Uil Claudio Barone e del direttivo territoriale uscente composto da Giorgio Bandiera, Alda Altamore, Saveria Corallo, Maurizio Castania, Giovanni Iacono e il tesoriere Raffaele Spadaccino.

L’assemblea è stata poi caratterizzata dagli interventi dei vari invitati, preceduti dal telegramma di saluto del segretario nazionale generale della Uil Carmelo Barbagallo. Roberto Alosi ha portato il saluto da segretario della Cgil (Paolo Sanzaro della Cisl lo ha fatto attraverso un telegramma), quindi sono intervenuti il sindaco di Melilli Giuseppe Carta, il presidente di Assoporto Marina Noè, di Benedetto Brandino di Sicilia Impresa, di Domenico Tringali di Confindustria Siracusa, del segretario della Uil di Agrigento Gero Acquisto, di Cinzia Fruscione della Uil Scuola, di Marco Faranda della Uilm, di Andrea Bottaro della Uiltec, di Giuseppe Vaccarella della Uilca, di Paolo Scimitto della Uilpa e di padre Aurelio del Santuario che ha ringraziato la Uil anche perché il pranzo conviviale per gli invitati è stato offerto anche agli 80 ospiti della Caritas.

Questo, qui di seguito, l’intervento del rieletto segretario Stefano Munafò, preceduto da un minuto di raccoglimento in ricordo delle vittime sul lavoro.

La società italiana e la società meridionale in particolare, hanno bisogno di riforme vere e di impegni autentici, per la soluzione di antichi e nuovi problemi. Il primo è quello della mancanza di lavoro e di prospettive per le nuove generazioni. A quattro anni di distanza dal 1° congresso territoriale della UIL di Siracusa, Ragusa e Gela, celebriamo il 2° congresso, al termine di un cammino che nei primi tempi ha forse trovato delle difficoltà, che d’altra parte erano naturali in un momento di forte trasformazione delle strutture tradizionali. Secondo Eurostat, partendo dai 45 milioni 372 mila italiani abili al lavoro, abbiamo 22 milioni e mezzo di occupati, altri 22 milioni e mezzo di inattivi. Tra questi ultimi ci sono 3 milioni di disoccupati. I giovani disoccupati sono arrivati al 34,72 %.

La situazione nel nostro territorio.

Passando dai dati generali a quelli particolari, che riguardano la nostra realtà, facciamo riferimento a due fonti diverse, che qualcuno giudica alternative ma che possono avere in certi campi un comune interesse: si tratta del sindacato e della imprenditoria privata. Ebbene, mentre da fonte sindacale si sostiene che il tasso di disoccupazione nella provincia di Siracusa sia arrivato al 24 %, mentre era all’11,5 % dieci anni fa, da parte imprenditoriale si afferma che siamo addirittura al 25,7 %. A dirlo è l’attuale presidente di Confindustria Siracusa Diego Bivona, il quale aggiunge che la disoccupazione giovanile naviga intorno al 62,7%. Per Ragusa il tasso di disoccupazione oscilla intorno al 19,5%.

Per i problemi del comparto industriale di Gela va osservato che, a fronte della chiusura delle attività di raffinazione da parte di ENI, si guarda adesso alle possibilità di una qualche ripresa, in relazione al decollo di una Raffineria Green. La resa in termini occupazionali di questo tipo di raffinazione è molto inferiore a quella di tipo tradizionale. Bisogna fare presto perché potrebbe accadere che la raffineria entri in funzione quando sarà tecnologicamente superata.

A proposito delle considerazioni fatte da Bivona circa momenti di confusione nella interpretazione delle condizioni dell’ambiente che circonda le fabbriche, ci sembra giusto affermare due principi:

1 – sindacato e imprese non possono che operare affinché le attività produttive industriali non intacchino il livello delle compatibilità ambientali, perché il dovere di salvaguardia del territorio investe la responsabilità di ognuno;

2 – bisogna sapere esattamente quali sono le condizioni dell’ambiente per poterlo meglio difendere.

 

Il sindacato è attivo controllore anche della salute degli addetti alle produzioni, e delle popolazioni che vivono in aree urbane vicine agli insediamenti. A proposito dei rapporti fra Sindacato e Confindustria, vogliamo ricordare che il recente accordo tra le due parti per quello che riguarda i contratti e le relazioni industriali dimostra che queste due parti sociali sono pronte alla collaborazione nell’interesse del Paese e che sollecitano il mondo della politica a fare altrettanto.

Sono necessari interventi che aiutino la crescita e diano nuovi posti di lavoro. Non servono interventi assistenziali che non incidono sui sistemi produttivi. A livello regionale, dopo anni di abbandono di ogni politica di sviluppo, c’è un nuovo quadro politico davanti al quale rinnoveremo le nostre richieste, avvertendo che ogni giudizio lo daremo sui fatti concreti.

Il Sole 24 Ore, il quotidiano di Confindustria, pubblicò alcuni mesi fa la mappa dell’Italia che cerca di uscire dalla crisi: risultò che Siracusa e Ragusa non sono certamente messe bene. Siracusa si collocò al 95° posto con 39,1 punti e Ragusa al 93° con 33 punti. Emerse anche un calo del reddito pro-capite nelle due province, il che fa il paio con la perdita di molte posizioni dell’intera Sicilia per quanto riguarda il Pil, il prodotto interno lordo.

L’àncora dell’agricoltura

Parliamo spesso di industria ed è arrivato il momento di parlare di agricoltura, tenendo presente come questo comparto trovi nella provincia di Ragusa l’area produttiva più florida di tutta la Sicilia, con un dato numerico che la equipara al dato nazionale. Il 20% del reddito regionale agricolo proviene dalla provincia ragusana, dove i prodotti lattiero-caseari arrivano a toccare il 20% di quelli dell’intera Sicilia.

Per quanto riguarda le esportazioni nel territorio che curiamo va osservato che, mentre Siracusa risulta al 17° posto tra le province italiane, Ragusa si trova all’86° posto. Va però detto che Siracusa gode di quell’ottima posizione grazie al dato altissimo di esportazioni originate dalle produzioni industriali.

Non vanno al meglio nemmeno le attività del comparto agricolo, dove registriamo la chiusura di almeno 400 aziende. Il nostro sindacato di categoria è oggi in prima fila per l’affermazione di una agricoltura moderna, dove si rispettino le leggi sul lavoro, la dignità dell’uomo, la qualità delle produzioni, la salute dei consumatori.

I fatti di Avola

Su questo fronte di civiltà del lavoro agricolo e di rispetto dei diritti, caddero cinquant’anni fa ad Avola i braccianti Giuseppe Scibilia ed Angelo Sigona. Non li abbiamo mai dimenticati e annuncio che quest’anno li ricorderemo in modo particolare con la probabile presenza dei tre segretari generali nazionali. Sulla morte senza colpa di Scibilia e Sigona fu possibile dare vita allo Statuto dei Lavoratori.

Le Infrastrutture

Chiediamo misure di intervento immediato per fronteggiare situazioni di emergenza, sottolineando che non vanno bloccate o rallentate quelle opere pubbliche che dispongono già di finanziamento o che non hanno ancora finanziamento ma dispongono di progettualità. Ci riferiamo alla viabilità che interessa la Rosolini-Modica e la Ragusa-Catania, in merito alle quali dobbiamo ancora una volta sottolineare come il sistema dei trasporti sia una delle basi ineliminabili per la crescita economica, in particolare delle attività commerciali, del settore dell’agro-alimentare e di quello turistico.

Il Turismo

In merito al Turismo si deve tenere presente che la crescita dei flussi turistici rappresenta l’elemento sul quale puntare per consolidare uno sviluppo economico basato su un settore diverso e più stabile. Nel Turismo infatti anche i soggetti locali, territoriali, possono svolgere un ruolo preparatorio delle condizioni del suo sviluppo.

Questo ruolo deve basarsi sulla difesa dell’ambiente da ogni forma di degrado, con il miglioramento dei collegamenti e del sistema dei trasporti, con una politica dei prezzi che attragga l’attenzione del viaggiatore, con una offerta culturale che riesca ad interessare il turista e lo avvicini alle realtà eccellenti. In questo campo le nostre due province sono in grado di offrire preziosi beni paesaggistici e architettonici, insieme a vertici di alta cultura e spettacolo come nel caso delle rappresentazioni classiche al teatro greco di Siracusa.

 

Un moderno sistema dei Trasporti

Abbiamo accennato al porto di Augusta ed alla ingiustizia politica della quale esso è stato vittima, quando a livello di governo, e con la complicità del governatore Crocetta, si è voluto dare vita ad una Autorità Portuale unica con Catania. Tutto questo è avvenuto in contrasto con le indicazioni europee che avevano già individuato il porto di Augusta come il sito principale, il cosiddetto porto “Core”, del sistema portuale della Sicilia Orientale. Questo errore non deve però scoraggiare la nostra azione, in quanto la realtà finirà per imporsi e nessuna decisione romana potrà mai togliere ad Augusta quello che la natura le ha dato. Si deve operare perché si completino i suoi collegamenti con gli altri sistemi di trasporto, ferroviari, stradali, aerei, perché siano finanziati e realizzati tutti i progetti esistenti. Non vorremmo che per sostenere le pretese di Catania si finisse per danneggiare il futuro del porto di Augusta, il cui sviluppo serve a tutta la Sicilia e al Mezzogiorno.

Nella politica di sviluppo delle attività portuali collegate al territorio, riveste una grande importanza la recente individuazione, da parte della Unione Europea, delle ZES, le Zone Economiche Speciali, per le quali si parla di sostegni fiscali, di facilitazioni amministrative per tutte le imprese già presenti e per le nuove iniziative. In questo ambito Augusta e gli altri porti siciliani, in particolare quello di Pozzallo, possono giocare un ruolo di grande importanza, per attirare anche investimenti esteri e quindi sviluppo e nuovi posti di lavoro.

Non solo i sistemi portuali vanno sostenuti e valorizzati, ma anche i collegamenti ferroviari e stradali. Aspettiamo da decenni nella zona Nord della Provincia di Siracusa la realizzazione del doppio binario Siracusa-Catania, il collegamento tra ferrovia ed aeroporto di Fontanarossa.

Nella zona Sud della Sicilia è necessaria una interconnessione dei trasporti al servizio dell’agricoltura che insiste sulle due province di Siracusa e Ragusa, ma anche al servizio del Turismo per il quale un ruolo più incisivo deve essere dato all’aeroporto di Comiso.

 

Il crollo dell’Edilizia

I numeri, quando rispecchiano la realtà, sono la dimostrazione della gravità dei problemi e nel campo delle costruzioni i numeri ci dicono che la crisi è durissima: nel 2008 in provincia di Siracusa c’erano 1.586 imprese edilizie attive, nel 2017 sono scese a 1.045 e i lavoratori occupati sono passati da 10.849 a 4.096. In termini di salario siamo passati, nel giro di 10 anni, da 74 milioni 793 mila euro a 34 milioni 360 mila euro. In provincia di Ragusa i dati della cassa edile ci dicono che nel 2008 c’erano 1.842 imprese, che nel 2017 sono scese ad 896, mentre gli occupati sono calati da 7.652 a 3.154.

Si esce dalla crisi se si fanno le scelte giuste in maniera rapida e senza rinvii e perdite di tempo. Abbiamo perduto il rigassificatore per i troppi rinvii delle decisioni, siamo lontanissimi dal completamento dei lavori di bonifica della zona industriale perché il governo non ci ha messo i fondi necessari, già deliberati.

Per il comparto industriale dobbiamo spingere per ottenere dal governo una decisione definitiva di ENI per una sua permanenza nella Chimica. Non dimentichiamo che il 33% di ENI appartiene al ministero dell’economia, che non può limitarsi a registrare in maniera neutra le decisioni del management di ENI, che d’altra parte è di nomina governativa.

La Regione non può limitarsi a gestire, o a tentare di gestire, solo la questione dei rifiuti, ma deve agire per la realizzazione dei termovalorizzatori che risolverebbero l’intera questione e ci fornirebbero ulteriori dotazioni di energia.

 

Le ex Province regionali

 

Le Province Regionali devono tornare al funzionamento precedente perché il loro stato comatoso, indotto da decisioni politiche affrettate e maldestre, ha eliminato decisivi servizi alla collettività amministrata: si va, tanto per dare alcuni esempi concreti, dai mancati interventi sulla viabilità provinciale ai mancati servizi, anche in termini di sicurezza, agli istituti scolastici di riferimento. E vogliamo anche ricordare quale contributo riuscivano a dare le province nella lotta contro le disabilità.

L’esperienza organizzativa

Sulla riforma organizzativa alla quale la UIL ha dato vita 4 anni fa, il nostro giudizio è positivo perché in questo lungo periodo abbiamo avuto l’opportunità di confrontare le esperienze, di integrare le conoscenze, di conoscere meglio i problemi di territori diversi e di produzioni differenti. C’è il problema della unificazione delle categorie a presentare oggettive difficoltà, perché, ad esempio il settore dell’industria comprende categorie diverse tra di loro, ma non dobbiamo fermarci di fronte ai problemi e dobbiamo cercare forme di sperimentazione unitaria.

I primi risultati sono stati incoraggianti e, sulla spinta di essi, dobbiamo muoverci per fare ancor di più e di meglio nei prossimi anni, durante i quali dovremo potenziare l’offerta della nostra attività sindacale e dei nostri servizi ai cittadini ed al mondo dei lavoratori.

La ragione d’essere del sindacato è sempre stata e sempre sarà la stessa: essere a fianco di chi ha bisogno, con le lotte se occorre, con i servizi ogni giorno, con il nostro cuore sempre.

Desidero ricordare con affetto i compagni di viaggio che non sono più tra di noi: Pasquale Sastri, Gaetano Pensabene e Ciccio Abela. Anche per loro continueremo la nostra battaglia.

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