Alcuni ebrei italiani lanciano un appello contro il governo Netanyahu. Riccardo Pacifici – ex presidente della Comunità̀ Ebraica di Roma e assiduo promotore di attività̀ ebraiche culturali e religiose – risponde: “mi ci pulisco il sedere”. Per quale motivo?

Si è trattato di un’espressione volutamente colorita, quando ho ricevuto la telefonata si erano appena conclusi i funerali dei bambini Bibas e della loro madre brutalmente uccisi a Gaza e dopo aver pianto per l’accorato appello del padre. La chiamata mi diceva come alcune persone, che ovviamente possono esprimere la propria opinione, avevano sottoscritto un appello pieno d’infondatezze, a vantaggio della falsa propaganda su questa guerra. Persone che non hanno neanche avuto la capacità di interrogarsi su quello che andavano a firmare. Ho immediatamente scritto ad uno dei sottoscrittori se fosse effettivamente lui e se credeva alla tesi della Pulizia Etnica in Israele e lui ha categoricamente smentito per poi contraddirsi dopo che gli ho Evidenziato che, chiedendo loro se si rendessero conto di aver valorizzato la nefandezza di moda oggi, che parla di pulizia etnica e genocidio per conto degli israeliani e sottolineando loro che forse si stava parlando di Hamas.

È caduto dalle nuvole, motivando addirittura che era certo di aver firmato qualcosa contro la politica del presidente statunitense sul tema dello spostamento provvisorio dei palestinesi da Gaza. “In tal caso si sarebbe potuto fare una petizione legittima per la bizzarra proposta di voler spostare due milioni di persone, per poi inviarla a chi di dovere” gli ho risposto. Dopo questo mi è scappata la parte diciamo volgare: nelle chat del forum di Gad Lerner, alcuni hanno scritto serenamente che non erano ebrei, ma avevano firmato. Fra di loro anche il figlio di un palestinese… ho dapprima dato l’esempio che, se per caso domani mi venisse in mente di proporre una petizione in nome di tutti i tennisti italiani non vi inserirei tutti i giocatori di rugby… con questo non dico che questi ultimi non potrebbero parlare di tennis, ma mi sembra una presa per i fondelli il fatto che fra coloro che hanno sottoscritto “a nome degli ebrei” alcuni non lo siano. Un fatto alquanto bizzarro. Ovviamente la pur falsa macchina divulgativa, è purtroppo riuscita a far emergere questa raccolta di firme. Pur essendo carta falsa di idee, come la “Pulizia etnica” alla quale non credono neanche alcuni fra gli autorevoli propositori. Carta straccia menzognera con la quale ribadisco che è carta straccia e “mi ci pulisco il sedere”.

La rabbia profonda nasce per il fatto che non si sia neanche verificato chi siano questi ebrei. Gran parte di loro non vive l’agguato con cui stiamo seguendo ciò̀ che sta accadendo in Israele ed in tutto il mondo. Sarebbe corretto dire che ci sono alcuni cittadini di questo paese, ebrei e non, che si riconoscono in questo valore, ma che riportano un tema non veritiero. Le parole hanno un peso, non dovrebbe essere solo quando io dico che mi pulisco… ma soprattutto per coloro che parlano di pulizia etnica. Con questo tipo di campagna si rischia anche di demolire il lungo lavoro che si è portato avanti sulla unicità̀ della Shoah. Definire poi questi firmatari “a nome degli ebrei italiani” è una forzatura per quel che dovrebbe essere il valore delle 21 comunità̀ e dell’Unione delle Comunità̀ Ebraiche Italiane. Il presidente di Roma Fadlun ha protestato ma non ho sentito la presidente Ucei Di Segni protestare riguardo a questo appello che la coinvolge politicamente. Il suo silenzio istituzionale pesa particolarmente. Ripeto: se sono il presidente della federazione tennis rappresento gli iscritti e non posso inventarmi cose al di fuori o non reagire qualora venissimo attaccati. I rappresentanti eletti dell’ebraismo italiano hanno il dovere di dare una risposta a qualsiasi cosa coinvolga il loro settore, in questo caso l’ebraismo italiano, deve rispondere agli italiani sul tema sollevato dai firmaioli riguardo alla pulizia etnica perpetrata da Israele contro i palestinesi. Chiedo alla Presidente UCEI anche se esiste questo problema di violenza dei cosiddetti coloni?

Ora lancio una sfida ma in maniera veramente serena. Domando a Gad Lerner e ad ognuno di coloro che hanno firmato, di affrontare questo tema come dovrebbe essere, fra di noi, serenamente. Dentro le nostre istituzioni. A me non risulta che uno di loro abbia chiesto ad un organo ebraico, comunità̀ od altre organizzazioni, di aprire un sano e sereno confronto interno. Questa scorrettezza è un atto di vigliaccheria e non possono dire di aver ricevuto un formale rifiuto, non avendo richiesto nulla. A me, che vivo la comunità̀ ogni giorno, non risulta.

Esiste anche un tema legato al sentir comune di persone di diverse anime della nostra comunità̀, che notoriamente si sono confrontate anche ferocemente negli ultimi 70 anni, anche su questioni di questo genere, ma che in questo momento hanno congelato ogni tematica, che normalmente potrebbe dividere le loro opinioni. E stiamo affrontando tutto questo uniti e compatti. Questo perché́ oggi non solo in Israele, ma anche nella diaspora, il popolo ebraico sta affrontando lo stesso problema di sopravvivenza. Israele è minacciato in modo feroce da nemici che intendono metterne la sua stessa esistenza in discussione e sono contestualmente sotto minaccia tutte le comunità̀ ebraiche nel mondo ed ogni singolo ebreo. Siamo quotidianamente messi sotto processo; dobbiamo rispondere ad accuse di crimini contro l’umanità̀; oggetto di pogrom nelle strade e nelle università̀; siamo messi al bando da parte di organizzazioni ProPal e delle singole persone. Su questi argomenti si dovrebbe aver rispetto perché́ è il pensiero comune dei quasi 28.000 ebrei italiani. È necessario il rispetto per le persone che soffrono. Cito Edna Calò, militante pacifista di sinistra, che è andata a vivere in un kibbutz al confine con Siria e Libano, che in Europa e specialmente in Italia porta un suo progetto di convivenza con il suo gruppo teatrale, composto da ragazzi ebrei assieme ad arabi non soltanto israeliani e di altre religioni. Dal 7 ottobre vive distante da casa, con i figli sotto le armi. Ho chiesto ad Anna Foa di chiederle scusa, dopo l’uscita del suo libro. Lei mi ha bannato da Whatsapp ed io non la avevo neanche insultata. Ho solo trovato assurda la campagna che lei stava portando avanti contro chi realmente stava subendo sulla propria pelle e nella mente, quanto sta accadendo.

Il punto importante è legato al futuro. Credo veramente che in questo conflitto vi siano Hamas e la popolazione palestinese. È evidente che se tutti i nostri interlocutori avessero in mente questa distinzione, sarebbe già̀ un passo avanti. Altrettanto sarebbe giusto che riconoscessero che Hamas non è un problema solo dal 7 ottobre. Già̀ da tempo assieme a Hezbollah fanno parte delle organizzazioni terroristiche. Chiunque fa apologia di quell’organizzazione, sta teoricamente violando le leggi europee ed italiane. Se è chiara questa distinzione rendiamoci conto che il 7 ottobre è successo qualcosa in più̀.

Sono stati scagliati 5000 missili partiti in contemporanea, poi dei deltaplani guidati da terroristi esperti. Sono arrivate “truppe” da terra composta da militanti di Hamas, ma anche da gente che una volta che si sono aperti i varchi, incredibilmente, sono tutti entrati in Israele, compresa la popolazione civile, uomini e donne con bambini. Questo il punto focale. Per una prima fase una parte dei rapiti non erano nelle mani di Hamas ma in quelle dei civili palestinesi che poi li hanno venduti a Hamas. Prima hanno stuprato uomini e donne, rendendoli schiavi, poi hanno torturato e ucciso, come da testimonianza dei primi liberati.

È difficile oggi, definire chi fossero i primi responsabili di queste atrocità̀: Hamas o i civili (?) e sia chiaro che non ritengo che ogni persona con un minimo di intelletto, possa affermare che tutta la popolazione civile ne sia stata colpevole. Chiaro però che nessun abitante di Gaza potrebbe liberamente testimoniare, agire o pensare contro Hamas, pena la loro esecuzione.

Perché́ è importante chiarire questo aspetto? Questo il nodo che fa parte del progetto di pace, che mi auguro inizi il prima possibile. In mezzo a loro c’erano donne e bambini di 10, 12 anni, portati ad un rito tribale di iniziazione nel quale è stato loro chiesto di sgozzare od uccidere con le proprie mani altri bambini. Questo per dimostrare, uccidendo dei neonati israeliani, di essere un uomo, un maschio.

Abbiamo ora in circolazione dei bambini ai quali è stata modificata drammaticamente la loro infanzia. Fra qualche anno saranno degli adulti che hanno subito un forte trauma ed il loro rapporto con la morte ed il sangue è stato deformato. Va interpretato anche questo aspetto della bestialità: la guerra è brutta ma a volte è necessaria per ripristinare la legalità̀ e questo è stato loro indotto. Vi è anche un rapporto diverso tra la capacità di commettere uno o “n” omicidi. Un aspetto focale per comprendere l’aggressività̀, l’essenza di questo nemico: se io mi trovo a 300 metri di distanza e devo sparare ad una persona che non vedrò̀ mai più̀, è molto più̀ facile. Commetto una strage lanciando una bomba verso un palazzo ed uccidendo 30 persone, ma l’emotività̀ è diversa rispetto a quella di entrare casa per casa. Ed il 7 ottobre, lo si è visto attraverso le GoPro palestinesi, è stato diverso: hanno ammazzato, torturato, aperto la pancia a donne incinte, ucciso i feti, poi svegliate le mamme per far vedere loro cosa stesse accadendo, deponendo sul loro ventre il feto insanguinato. Torturate fino all’ultimo, prima di morire.  I seni strappati da vive ed utilizzati per essere lanciati coma palle. Non parliamo poi degli stupri a uomini e donne, bambine e bambini.

Noi dobbiamo preoccuparci per questi bambini che hanno dovuto attuare questo rito tribale, magari esaltati da amici o dai loro stessi genitori. È nostro dovere prima di parlare di un processo di pace, di provvedere a rieducare quella popolazione anche allontanando i figli da genitori violenti. Come accade qui nei nostri paesi occidentali e democratici. Se un padre spaccia e la madre si prostituisce, intervengono i servizi sociali ed i bambini vengono dati in affido a famiglie più̀ consapevoli. Bisogna aiutare questi futuri adulti. Dobbiamo convincere tutti quanti, pacifisti e non.

Caro Gad, non pensare che vi saranno distinzioni fra noi, agli occhi di molti palestinesi: se dovessero avere malauguratamente il sopravvento, faremo la stessa fine perché́ quando verranno, noi saremo identici ebrei da eliminare. Se soltanto ci fossimo confrontati prima di sparare a zero, saremmo forse riusciti a trovare dei punti per un documento in comune. Noi non godiamo della morte dei nostri nemici. La colpa non deve essere data ad Israele ed ai suoi sostenitori, ma a coloro che hanno usato i palestinesi come scudo.

 

Come diceva la laburista Golda Meir: “Noi vi potremmo un giorno perdonare per aver ucciso i nostri figli. Ma non vi perdoneremo mai per averci costretto a uccidere i vostri”.

Tutti quanti noi, di qualsiasi religione dobbiamo darci da fare per ridare serenità̀ ai bambini e le popolazioni sotto choc e ai palestinesi per quel che hanno subito psicologicamente da decenni sotto questi terroristi, subendo un’educazione malata. Va data loro la speranza.

 

Ritiene che chi ha firmato l’appello vi sia stato indotto per una motivazione politica come cittadini italiani ossia fanno parte della “sinistra” nostrana?

No, lo hanno fatto perché́ non sanno come giustificarsi nei loro salotti buoni. Sono dei nuovi “fascistirossi” che devono essere accettati alla loro corte.

 

Visto che la dichiarazione IHRA sostiene che antiisraelianismo ed antisionismo sono sinonimo di antisemitismo, abbiamo un gruppo di ebrei antisemiti?

No: sono autolesionisti o purtroppo deficienti. Mi auguro la prima cosa.

 

Quanto spazio l’atteggiamento di questi appelli può̀ dare all’antisemitismo che dal 7 ottobre 2023 ha trovato sempre più̀ eco in Europa e nel nostro paese?

Tantissimo! Stiamo dando opportunità̀ per quei dibattiti dove ci si rimprovera di dire le stesse cose e se dovessero – nei dibattiti – essere accusati di essere antisemiti, potrebbero rispondere che visto che alcuni di noi dicono lo stesso, non lo sono neanche loro.

 

Pochi giorni prima della pubblicazione di questo appello, il presidente della comunità̀ ebraica romana Fadlun si è dimesso. A suo avviso lo ha per caso fatto perché́ internamente si sapeva di quanto stesse per accadere?

No Affatto.

 

Visto che reputa particolarmente sporco l’atteggiamento dei firmatari, non rischierebbe di sporcarsi il sedere invece di pulirselo?

Sarei pronto a sporcare ogni parte del mio corpo, se servisse per redimere le persone che non sanno la gravità di quel che hanno fatto mettendo ulteriormente ognuno di noi in serio pericolo.

 

 

l’articolo è stato pubblicato dal mensile www.italianitalianinelmondo.com

Comments

comments

By Alan David Baumann

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Related Posts

× Segnala