I carabinieri avevano appreso da una fonte confidenziale che ad appiccare l’incendio all’auto di proprietà della moglie dell’ex sindaco Giancarlo Garozzo, sarebbe stata una persona che nulla ha a che vedere con i quattro parcheggiatori abusivi, imputati nel processo che si sta celebrando davanti al tribunale penale (presidente Salvatore Pappalardo, a latere Antonio Dami e Federica Piccione). Lo ha riferito in aula il maresciallo Cappuccio, che, riesaminato dal pm Tommaso Pagano, ha riferito di avere appreso che ad essere coinvolto nell’incendio fosse un giovane ex operaio che però non è mai stato indagato per questi fatti. Alla sbarra, invece, sono Francesco Mollica, Andrea Amato, Salvatore Urso e Lucia Urso (tutti difesi dall’avv. Junio Celesti) accusati di due tentativi di estorsione posti in essere ai danni dell’ex sindaco e dell’ex assessore alla Mobilità e ai Trasporti, Salvatore Piccione. Proprio con riferimento all’atto incendiario, il rappresentante della pubblica accusa ha esaminato un teste oculare, Stefano Burgaretta, il quale ha riferito di avere notato sul luogo dell’incendio una persona, che però non è riuscito a scorgere in faccia, coperta dalla felpa ma ha dedotto dal vestiario che potesse trattarsi di una persona di giovane età.
E’ stato poi esaminato il comandante della polizia municipale, Enzo Miccoli, il quale ha riferito di avere ricevuto Francesco Mollica che gli chiedeva la possibilità di regolarizzare la propria posizione di parcheggiatore, affidandogli un’area in cui potere esercitare la professione. Con Miccoli e con l’ex assessore Piccione, presente all’incontro, i toni della discussione sarebbero stati pacati. Il comandante Miccoli ha poi riferito di un escamotage utilizzato da alcuni agenti di polizia municipale, che, con un’auto civetta si sono recati al parcheggio ricevendo una richiesta di offerta di denaro da uno degli imputati.
Il processo è stato, quindi, aggiornato all’udienza del 28 giugno per l’esame di altri testi citati dal pm Pagano.